Mommy

“Mommy”, diretto dal giovanissimo e talentuoso Xavier Dolan, è un capolavoro della cinematografia dei nostri tempi. Quante volte avrò cominciato a scrivere questa recensione, cancellando e cancellando ancora. Forse nessuna parola potrà mai essere all’altezza della bellezza autentica di questo film, che colpisce come un coltello lanciato da un maestro d’armi.

Xavier Dolan è stato un maestro d’armi e “Mommy” letteralmente ci  trancia la carne: ne restiamo sorpresi ma poi, inevitabilmente, ci arrendiamo.

Vincitore del premio giuria al festival di Cannes nel 2014, è la storia di Steve, un ragazzo incontrollato e incontrollabile, con esplosioni di rabbia violenta e inconsapevole violenza. Sua madre, Diane, una quarantenne dalla bellezza matura con l’anima sfiorita dal dolore, si veste ancora come una ragazza degli anni ’90-inizio 2000 ed è sua accusatrice e suo difensore cocciuto, invincibile. Una timida vicina di casa dalle difficoltà di linguaggio si trova in mezzo a questa strana, spezzata famiglia, e partecipa alle loro gioie e ai loro dolori, ai loro sogni e ai loro improrogabili problemi. Xavier Dolan usa per tutto il film un’inquadratura stretta che mi ha tanto ricordato una finestra: anch’io sono stata una vicina di casa che, curiosa, guardava fuori, per seguire con gli occhi Diane e suo figlio Steve. L’inquadratura si estende solo in poche, significative scene, accompagnate da alcune delle colonne sonore più evocative dei nostri tempi. Conosciamo la storia di un figlio e una madre che sogna un avvenire d’oro per lui, il suo unico uomo: nessun altro potrà mai essere all’altezza di un rapporto come il loro, di un amore come il loro.

E attori bravissimi contribuiscono ad una perfetta riuscita dell’artificio del cinema, che fa sembrare vere le cose che non lo sono e rende più vere le cose che lo sono già, si tratta di Anne Dorval, Antoine Olivier Pilon e Suzanne Clément.

Ecco, non molto altro posso dire per non rovinarvi il finale e la visione completa del film, di una spontaneità incredibile, una recitazione degna d’adorazione e uno strazio da coltello rigirato e rigirato nel cuore.

Vi lascio con questa splendida scena.

Arianna ❤

Un trailer di parole

Leggete con questo brano in sottofondo alla scoperta di questa magia ❤

La stazione sotterranea, desolata e ricoperta da squallide piastrelle color crema, si riempì del rumore del treno.

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Anche oggi è lì, davanti alla solita panchina.

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Già allora il paesaggio era devastato da enormi squarci nel terreno, e un po’ ovunque abitazioni e capannoni erano crollati come castelli di sabbia.

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Mila si rigira nel letto: sono le tre del mattino e, da quando si è trasferita a vivere tra le Dolomiti, il suo sonno si interrompe sempre nel cuore della notte, prima di poter diventare profondo e ricco di sogni.

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Il lupo è il cuore della foresta.

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– Sono qui! Sono vivo! –

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Il bambino, accovacciato a ridosso della parete rocciosa, aveva la pelle d’oca e tremava.

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Non so perché i lupi mi abbiano accettata, la prima volta.

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Ho sentito le sue mani accarezzarmi e la sua voce chiamare nitido il mio nome.

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Era caduta la neve durante la notte.

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Oggi si tengono per mano e tutto va bene.

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Che sia un buon viaggio sotto la luna di questa notte.

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L’amore non crolla mai.

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Il cane scodinzolò e cominciò la discesa.

La gente applaude, qualcuno piange di gioia. Ma nessuno è felice quanto me.

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Da allora il cagnone andò ogni giorno a trovare i suoi amici.

Nel sonno sorrise e mormorò. «Grazie, Uh.»

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Nessun altro avrebbe sofferto, per quella notte.

– Ti chiami Buck – sentì dire al figlio, a bassa voce.

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Questo è il trailer di Buck e il terremoto. Sentimenti, amore canino e amore umano. Un dono a Natale e sempre. Con il patrocinio del comune di Amatrice, Accumuli e Milano, sta aspettando solo voi. I ricavati saranno dati alla croce rossa.

Grazie per essere qui e buone feste ❤

Arianna

Life in squares (Miniserie della BBC)

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Mentre si spoglia, Vanessa si toglie il corpetto, lo butta via con un verso di rabbia e vittoria e quasi grida, con voce cavernosa, “libertà!”.

Ho individuato in questa scena, cari lettori, l’emblema di tutta questa meravigliosa miniserie sulla vita delle due sorelle Stephen, che un giorno saranno la pittrice Vanessa Bell, interpretata da un’abilissima Phoebe Fox, e l’acclamatissima scrittrice Virginia Woolf, a cui Lydia Leonard presta il suo volto con grande naturalezza.

La prospettiva è originalissima: si sofferma sulla sorella meno celebre, Vanessa, che sarà il catalizzatore d’arte che darà origine nella prima metà del XX secolo al circolo di Bloomsbory, paradiso d’amore e creatività e libertà, poiché Amore ed Arte sono solo alcune delle manifestazioni dell’essere vivi e liberi a questo mondo.

Dopo la morte di un padre padrone, le due sorelle si allietano al pensiero di una vita senza uomini; aborrano l’idea del matrimonio come la Dafne che Apollo trasformò in alloro e sono finalmente felici. Ma Vanessa e Virginia sono due anime distinte per quanto nell’affetto desiderino, a volte, unirsi dolcemente quasi fossero due nuvole, una più chiara ed una più scura che però riescono ad essere una sola contro le tempeste del cielo.

Incuriosita dal pittore Duncan Grant, interpretato dal talentuoso James Norton, bisessuale dalle particolari preferenze verso gli uomini con cui intrattiene un rapporto di amicizia artistica e profonda, Vanessa, anche in seguito a un lutto doloroso, s’innamora dei sentimenti di Clive Bell e di Clive stesso, a cui il bravissimo attore Sam Hoare dà vita, e accetta di sposarlo; Virginia grida al tradimento e le due nuvole si allontano pur rimanendo nella stessa atmosfera. Tuttavia si cercano, inevitabilmente, nel perdono ovvio che avviene quando si ha lo stesso sangue e un cuore somigliante.

Perché l’Amore in ogni sua forma guida le esistenze di queste due donne: un sentimento fuori da ogni schema, dalla natura selvaggia e al tempo stesso pura, egoista e meravigliosa e altruista e matura, che porta gli individui che lo provano a un livello tale dell’esistenza da vivere la sessualità oltre la sessualità, da vivere l’amore oltre l’amore, da vivere oltre la vita, dal morire oltre la morte perché «chissà,» dice Virginia, «anche la morte potrebbe essere un’esperienza eccitante» e, prima di ogni altra cosa, sputa sui dettati della società, del matrimonio, della borghesia e «se non si può vivere come si preferisce, tanto vale essere come i nostri genitori».

E così nemmeno la società, il matrimonio, la borghesia impedisce che questi individui si amino perdutamente tra loro, in loro, al di fuori di loro, nel pieno rispetto di se stessi, tanto che le unioni più profonde si dimostrano essere quelle tra Vanessa e Duncan e tra Virginia e il marito, e il dolore fa parte di questo pacchetto che comprende la vita, la morte e la vera bellezza.

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Nell’età matura, Vanessa e Virginia prendono vita grazie a straordinarie attrici quali Eve Best e Catherine McCormack. Tre episodi per una miniserie straordinaria. Qui potete guardare il trailer e spero davvero di avervi convinti a guardarla! *——–*

A presto,

Arianna ❤

 

Iniziativa di beneficenza per Amatrice 2016

Iniziativa di beneficenza per Amatrice 2016

Storie di umani, di cani e di lupi

 

Buon sabato, lettori! :3

Ben ritrovati nel mio angolino di scrittura vissuta ❤ A volte mi capita di sentire la vostra mancanza e la mancanza di raccontarvi qualcosa, dalle storie che mi hanno preso l’anima ai pensieri che si susseguono nella mia mente…

Il 24 agosto 2016 l’Italia ha attraversato un momento buio e luttuoso, un terremoto ha colpito il bellissimo borgo di Amatrice e alcune località circostanti ed ha messo in ginocchio persone e patrimonio artistico.

Serena Bianca De Matteis, la scrittrice del romanzo Buck – di cui vi ho parlato qui *-*  –  ha quindi organizzato un concorso i cui racconti risultati idonei hanno costituito una raccolta i cui guadagni saranno devoluti interamente alla croce rossa italiana e al comune di Amatrice – di cui Serena ha parlato qui.

Buck, cane-lupo più lupo che cane o più cane che lupo, dipende dal punto del romanzo :p ci teneva tanto a fare la sua comparsa, e così in questi racconti il rapporto con gli animali e la natura ha un ruolo davvero notevole, perché tanti suoi amici cani hanno aiutato personalmente i nostri amici umani a salvare chi si è trovato sul luogo della tragedia.

Sono lieta di dire che il mio racconto, “L’alba e il bosco”, fa parte di quest’antologia dal nobile scopo. Abbiamo storie di umani, di cani e di lupi; storie d’amore e speranza, di rinascita e forza. Storie che hanno bisogno di me e di voi per raggiungere cuori lontani, in modo che il cuore di Amatrice continui a battere di volontà e di fede nella vita.

Per questo motivo l’antologia si chiama Buck e il terremoto. Si può acquistare a questo link, ora solo in ebook ma presto sarà disponibile anche la versione cartacea.

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Grazie mille a tutti voi! ❤

 

Arianna

La regina e la regina vergine dell’editoria

Ben ritrovati, lettori miei <3,

scusate l’assenza prolungata e il disordine *dà una spolverata* ma ho l’università, la vita, il guardare nel vuoto pensando al senso della vita *cof cof* a togliermi parecchio tempo, ma eccomi qui.

Parliamo di una questione spinosa con un esempio un po’ sui generis.

Una regina qualunque ma unica nel suo genere: la regina Vittoria d’inghilterra.

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Con un matrimonio d’amore – lei e il principe Alberto provavano un’attrazione reciproca ma fu Vittoria, nella sua posizione superiore di Regina, a fargli la proposta di matrimonio – e la nascita conseguente di ben nove figli.

Accade un po’ così agli autori che incappano con cognizione di causa in una casa editrice. L’autore si propone, la casa editrice accetta (alleluja! *-*) e dà il meglio per lui; vi è un contratto – il matrimonio non è un contratto anch’esso, d’altronde, per quanto un sentimento possa essere sincero? – in cui i ruoli, diritti e doveri vengono definiti.

Ora nessuno sa, per lo meno all’inizio, di essere o non essere il Pierre Bezuchov della situazione: cioè di essere apprezzati non per ciò che si è ma per i soldi che entreranno nella tasche di chi dichiara amore e fedeltà – Pierre, nel romanzo “Guerra e Pace” di Tolstoj, conquista infatti le attenzioni della bella Hèlene solo dopo aver ereditato un’ ingente somma di denaro.

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Si ricorda, infatti, che spesso non è il valore ad essere premiato ma la vendibilità del prodotto e solo in pochi casi vendibilità e valore coincidono.

Ma passiamo alla regina vergine più famosa della Storia: Elisabetta I. Per convenienza politica non si sposò mai ma fu sposa solo del proprio paese.

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Oggi c’è modo di pubblicarsi da soli: un autore può mettere la propria opera sul mercato attraverso la piattaforma online di Amazon, con una versione ebook ed anche cartacea, con ovvia e totale responsabilità dell’autore a cui spetta occuparsi – o trovare figure che si occupino – di editing, grafica e pubblicità.

Ma andiamo al dunque.

Pro di pubblicare con una casa editrice seria:

  • Lavoro di editing;
  • Lavoro di grafica professionale;
  • Pubblicità garantita (con organizzazione di presentazioni);
  • Distribuzione variabile;
  • Essere accettati da una casa editrice gratifica l’autore che prova l’emozione di essere stato scelto, di avere qualcuno che crede in lui tanto da investirvi (e/o nella vendibilità della sua opera);

 

Pro di pubblicare con l’autopubblicazione:

  • Totale indipendenza nel gestire piattaforme e pubblicità;
  • Il 70% sul prezzo di copertina e prospettiva generale di un guadagno maggiore nel caso di molte vendite e/o più immediato;
  • Manifestazione di sicurezza in se stessi;
  • Contatto diretto con i lettori, senza filtri;

Esempi di autori con libri in precedenza o ancora oggi autopubblicati che hanno ottenuto grande successo:

  • Anna Premoli, scrittrice italiana, vincitrice delPremio Bancarella 2013, è uno dei pochi esempi italiani che ha deciso di partire dal self – publishing. Il suo romanzo autopubblicato infatti, “Ti prego lasciati odiare“, dopo aver ottenuto un ottimo successo è stato acquisito dalla Newton Compton ed è finalista al Premio Bancarella. In una nostra intervista, realizzata pochi giorni dopo la vittoria al Bancarella, aveva ribadito come il self publishing fosse una grande opportunità per tutti coloro che vogliano raccontare una storia.

  • John Locke Autore americano che, con la serie dell’ispettoreDonovan Creed (a cui si è interessata acneh Hollywood), ha sforato per primo il milione di ebook venduti su Amazon e che ha così poi attirato l’attezione di una casa editrice chiudendo un contratto con Simon & Shuster, un editore tradizionale. L’autore si è servito della piattaforma Kindle Direct Publishing vendendo i suoi ebook a 99 centesimi l’uo e ora sono tradotti in 29 lingue.

  • Hugh Howey ha scritto nel 2011 la short novel “Wool” autopubblicata su Amazon e, promuovendosi tramite i social, è diventato un caso editoriale da un milione di dollari. E’ riuscito addirittura a gestire da solo la vendita dei diritti per la realizzazione della sceneggiatura da cui Ridley Scott sta per trarre un film ispirato al racconto. La sua ultima vittoria è stata quella di passare alla pubblicazione cartacea con Simon & Schuster senza però rinunciare ai diritti sugli e-book. Nel 2013 ci rilasciò un’intervista in cui,non solo ci confessò qualche aneddoto sulla sua pubblicazione, ma ci raccontò di come l’autopubblicazione rappresenti il futuro del mercato librario.

  • Dmitry Glukovsky è uno scrittore e giornalista russo divenuto famoso in Patria e in tutto il mondo per Gluchovskij è famoso in Russia per tre romanzi bestseller:Metro 2033, It’s Getting Darker (2007) e Metro 2034 (2009) e la prossima privare arriverà nelle librerie italiane anche “Metro 2035”. Le originali scelte di pubblicazione per Metro 2033, hanno portato lo scrittore russo a essere definito come non solo come colui che ha inaugurato il self-publishing, ma è stato sin dalle origini un progetto di cross-medialità. Dmitry ha, infatti, deciso di mettere online tutti i suoi libri gratuitamente e per tutti, volendo così dimostrare che è inutile avere paura della pirateria online, l’autore russo ha sempre pensato che se la storia piace, questa avrà successo indipendentemente da tutto.

  • Amanda Hocking. La storia della Hocking è ormai un caso editoriale di livello mondiale: è iniziato tutto il 15 aprile del 2010 quando l’autrice aveva bisogno di soldi e per guadagnare qualcosa decise di pubblicare i suoi libri sul sito amazon.com, dopo i numerosi rifiuti di pubblicazioni dalle diverse case editrici. La Hocking pubblicò il libro anche su Smashwords per renderlo disponibile anche ai possessori di Nook, Sony, eReader e iPad. Decise di pubblicare Switched , il primo episodio della trilogia Trylle, che in un solo mese le fece guadagnare più di 6,000 dollari. A gennaio del 2011 stava vendendo più di 100,000 copie al mese dei suoi libri e ad oggi la Hocking ha venduto più di 2 milioni di copie ebook col sistema del self-publishing e per 2,1 milioni di dollari, ha concluso un accordo con la St. Martin’s Press negli Stati Uniti e con la Pan Macmillan nel Regno Unito per la pubblicazione dei suoi libri che sono ora tradotti in più di 20 paesi.

Fonte: http://libreriamo.it/curiosiamo/5-autori-famosi-che-hanno-iniziato-con-il-self-publishing/

  • Elisa S. Amore ha autopubblicato il suo primo libro della Touched Saga ed è stata poi selezionata dalla casa editrice Nord ;
  • Carmen Bruni ha autopubblicato “Questione di Cuore” ed è stata poi selezionata dalla Fabbri Editori;

Contro di pubblicare con una casa editrice (piccola e/o poco seria):

  • Eventuali richieste di pagamento (se una casa editrice chiede soldi, non è seria);
  • Editing poco curato o inesistente (o a spese dell’autore!);
  • Percentuale più bassa sul prezzo di copertina (intorno al 10%, ma questo non riguarda la serietà delle case editrici, ma un recupero di guadagni conseguente al pagamento di diverse figure del settore, perciò inevitabile);
  • Distribuzione scarsa;
  • Pubblicità scarsa;
  • Contratti con risvolti spiacevoli (leggeteli bene!);

Come trovare ed essere selezionati da una casa editrice davvero buona? Be’… come in amore ci vuole solo fortuna – ma in questo caso anche talento e non dimentichiamo la vendibilità.

Contro di pubblicare con l’autopubblicazione:

  • Eventuale flop esclusivamente nelle mani dell’autore;
  • Il prezzo di copertina più basso (un prezzo ragionevole di un libro autopubblicato, con o senza editor professionale, non supera i 2,99 centesimi);

Ora, un’opera pubblicata da una casa editrice non è automaticamente una buona opera, così come un’opera pubblicata su Amazon non è necessariamente una cattiva opera; non è il valore ad essere messo in discussione.

Sono le condizioni dell’autore e cosa vuole fare quell’autore della sua vita artistica. Esclusivamente in base a quello ognuno fa la propria scelta, che non è giudicabile.

L’emozione di qualcuno che crede in voi e finire su uno scaffale, anche se fosse quello della vostra piccola libreria di paese per poi magari un giorno crescere in qualche modo, è maggiore di qualsiasi altro desiderio? Scegliete la prima opzione (e vi auguro con tutto il cuore di essere scelti);

vivere (quasi) solo di scrittura è il vostro sogno, come descrivono certi articoli americani (servono almeno tre libri autopubblicati per aspirare a una cosa simile, comunque), con il rischio di non riuscirci? Scegliete la seconda opzione (a meno che non vi ritroviate ad essere la nuova J.K. Rowling nell’altra opzione);

vi interessa solo la condivisione dell’opera con il vostro pubblico, a prescindere da tutto? Valutate entrambe le possibilità.

Che siate una regina nella “norma” o una regina vergine, ciò che più conta è la vostra felicità e la vostra realizzazione.

Semplicemente ciò che vi farà sentire più appagati.

Io mi trovo in un bivio – sì, scrivo da tanti anni e mi piacerebbe far arrivare le mie storie anche a cuori lontani – ma penso che sia più producente finire di revisionare la mia storia e poi pensare bene a cosa fare, senza precludermi niente.

Per il resto…

Buona fortuna a tutti voi, aspiranti scrittori! :3

Arianna

Buck di Serena Bianca De Matteis

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di Serena Bianca De Matteis

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«Non sapevo nemmeno cosa dargli da mangiare, nessuno mi aiutava. Isaias… mio padre non voleva che lo tenessi. Mi sono opposto. Ho cercato in giro, ho studiato e mi sono tipo trasformato in una lupa. Lo volevo.»

Buck alzò la testa e fissò il ragazzo negli occhi.

«Lui è mio.»

 

Amanti degli animali, ci siete? ❤

Buck è un lupo ma cresce come qualcuno che non è. Heath è figlio di un amore e di un dolore, ma cresce come un ragazzo normale. Il giorno in cui si incontrano, nella foresta, Buck diviene un cane ed Heath il suo padrone. Non possono più fare a meno l’uno dell’altro. Heath cresce, fiero e alto e bello, e così lo segue Buck, straordinario lupo capace d’affetto, che è sempre più pesante, sempre più grosso.

Ma molte cose non sono per sempre.

L’amore, per esempio. Gli amori mai nati, i ritardi e gli imprevisti: la strada è la stessa ma c’è chi arriva prima, chi arriva dopo, e per quanto corri è inutile. Sei come Achille che rincorre una tartaruga senza raggiungerla mai.

Ed Heath non scorderà mai gli occhi di lei mentre le dice addio.

Ci sono molte lei in questa storia. C’è una lei madre, una lei amante, una lei ragazzina-sorellina-palla-al-piede. Heath ne conosce un po’ di tutti i tipi e le ama tutte, certe troppo, certe non abbastanza, certe per niente. Ma la vita è lunga e lui è solo un ragazzo appena cresciuto.

Questo libro si legge inesorabilmente. Una volta che lo apri, è finita: un po’ come il vaso di Pandora da cui vengono fuori i mali del mondo, ma in questo caso ti travolge una tempesta di emozioni, fredda come il vento di montagna e calda come gli spasmi di un fuoco appena acceso.

Con la carezza della magia ed un paio di grandi occhi azzurri.

Molti autori italiani applaudirebbero: l’artificio di straniamento è ben riuscito, la tecnica narrativa di Serena si presta alla voce di Heath, agli occhi di Heath, al cuore di Heath, anche… a qualcos’altro, di Heath, con dolcezza, crudezza, sorpresa, ironia, commozione.

Con tutto ciò che rende Heath un uomo.

 

Cos’hanno in comune Heath e Buck, il suo cane? Molte cose: entrambi sono giovani, pieni di energia e vivono sul confine tra due mondi. Buck è per metà lupo, Heath appartiene alla riserva Lakota e anche al mondo «di fuori», bianco e tecnologico. Ma c’è di più, anche se i due non lo sanno: un’eredità sconvolgente sepolta dentro a ricordi lontani. 
Quando il richiamo della vita adulta diventa perentorio, per entrambi si prospettano scelte difficili, rivelazioni e incontri che cambieranno loro la vita.
E la scoperta di un terzo mondo nascosto, governato dalla magia che permea tutte le cose.

 

Compralo qui! 

Ho avuto l’onore e il piacere di conoscere la scrittrice tanto tempo fa, quando entrambe fantasticavamo su come sarebbe stato bello scrivere una storia tutta nostra. Sono così felice che ce l’abbia fatta con questa storia stupenda.

Alla prossima,

Arianna ❤

The Danish Girl

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Il solo ripensare a questo film mi fa tornare le lacrime agli occhi, condizione che si verifica ormai con tutti i film in cui recitano questi incredibili attori, Eddie Redmayne e Alicia Vikander.

È la storia della prima persona al mondo che ha scelto di cambiarsi, perché la natura non ha assecondato quella parte di sé, sempre presente, che non corrispondeva a  quello che era.

Einar Wegener è diventato Lili Elbe.

E sua moglie, Gerda, l’ha accompagnato fino alla fine del suo percorso ed ha detto l’ultima cosa che aveva importanza: lasciala volare via.

Come l’aquilone per cui Hans, un amico d’infanzia di Einar, da adulto interpretato da un grande Matthias Schoenaerts, aveva pianto quando l’aveva visto scappare col vento.

Einar Wegener ama Gerda, la sua intraprendenza, inquietudine, ricerca della giusta ispirazione per dipingere, la sua gioia nell’amarlo a sua volta. Einar le è devoto, la desidera, la vede con sé nel futuro, la ama per sempre anche nell’attimo presente e Gerda è lo specchio del suo amore e di se stesso. Gerda è la dimostrazione dell’amore che va oltre ogni barriera imposta dalla società e da noi stessi, va oltre quello che deve essere e quello che è, ascolta la voce di Einar ma, soprattutto, lei è la prima, l’unica, una volta e per tutta la vita, a sentire quella di Lili e a diventarle amica, ad assecondarla e ad accettarla nonostante l’atroce strazio di dover dire addio ad Einar.

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Eddie Redmayne ha qualcosa di straordinario. Ho notato che ha lo sguardo sempre umido, e l’emozione di cui è bagnato colpisce anche te: l’acqua del suo dolore, della sua gioia, del suo entusiasmo, della sua paura diventa le lacrime che cadono dai tuoi occhi. Eddie Redmayne, con ogni suo ruolo, ti entra dentro perché come Einar è diventato Lili, Eddie diventa ogni suo personaggio come se non esistessero più filtri. Non riesco più a definirlo bravo. Riesco solo a dire Eddie è Einar, Eddie è Lili come Eddie è stato, nel 2013, Stephen Hawking e tante altri personaggi prima di lui. Eddie è chi interpreta, e questo supera qualunque considerazione sulla sua bravura: la sublima. Fa capire che è nato per tutto questo.

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Alicia Vikander brilla sullo schermo, con quei suoi dolci occhi scuri che diventano ambra quando piange. Ci ha regalato una Gerda meravigliosa, una donna forte, che ama fino in fondo alla sua anima l’uomo che ha scelto e che continua ad amare anche quando uomo non è più. Perché in amore non si abbandona. In amore si resta. Ed Einar e Gerda sono restati, l’uno per l’altra, sempre. Einar è stato sincero con Gerda, seppur ritagliandosi quei momenti con se stesso e Lili, Lili e se stesso, attimi di cui aveva bisogno per comprendersi. Ma per comprendersi davvero aveva bisogno di Gerda perché lei l’ha resa donna, l’ha resa bella.

E l’ha resa possibile.

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Vi consiglio di guardarlo con tutto il cuore.

Arianna

Tu leggi fan fictions?

Le fanfictions

Se sapete cosa sono, ci siete dentro e potrete divertirvi a trovare veridicità o difetti nelle cose di cui parlerò.
Se non lo sapete, sappiate che si tratta di un mondo oscuro.
Cose che voi umani non potete nemmeno immaginare.

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Uno dei primi libri che ho letto nella mia vita è stato “Piccole donne” seguito da “Piccole donne crescono” di Louisa May Alcott. Ho seguito con passione le vicissitudini di quattro sorelle di cui Jo, aspirante scrittrice, è stata da subito la mia preferita, anche se all’epoca non sapevo quanto avrei amato, in futuro, l’arte dello scrivere. Ad accompagnare le avventure delle sorelle c’è lui, Laurie, che si innamora di Jo e le chiede di sposarlo. Lei gli vuole bene – ed io direi che prova per lui qualcosa di più – ma lo rifiuta.

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Jo e Laurie sono stata la mia prima OPT.

**OTP, nel liguaggio del web, è l’acronimo di One True Pairing, ovvero solo, vero, legame possibile. Estrapoliamo il concetto? Coppia perfetta.**

È praticamente una ship distrutta.

**Nel linguaggio del web, ship significa, appunto, coppia, e l’italianizzazione nel verbo to ship diventa shippare, ovvero volere che due o più individui si trovino in una relazione. **

Quanto avrei voluto che Jo e Laurie si sposassero ma ho dovuto accettare la realtà, che si può rendere più sopportabile grazie all’incredibile potere dell’immaginazione. Perciò, se io volessi scrivere una storia in cui Jo fa una scelta diversa, potrei farlo… anche se non mi chiamo Louisa May Alcott e sono solo una fan con il cuore spezzato.
Ecco, quel genere di storia è una fan fiction.

La prima fan fiction pubblicata sul web vede come protagonisti due personaggi maschili di Star Trek che si innamorano. Sarà un caso che la prima fan fiction pubblicata su internet sia di genere slash?

**Le storie slash presentano come tema preponderante un amore o un qualunque rapporto omosessuale.**

E ne troverete in qualunque categoria. Infatti esistono i fandom,

**rivisitazione della parola kingdom, per intendere il regno dei fan di una determinata opera. Abbiamo fandom di libri – a partire da Omero fino all’ultimo libro pubblicato – telefilm, racconti, cantanti ed attori. **

Prima che gridiate al sacrilegio, allo scandalo e simuliate attacchi di cuore, vorrei farvi notare che quelle che chiamiamo fan fictions esistono dalla notte dei tempi.
La Guerra di Troia con i personaggi mitici coinvolti è stata trattata da innumerevoli autori, Omero sì, ma anche da altri ai più sconosciuti. Qualche nome? Stasino, Arctino, Lesche… addirittura possiamo trovare la continuazione della storia dove Omero l’aveva interrotta. E certi personaggi sono ripresi anche da poeti di diversa nazionalità: Virgilio, un poeta latino, scrive l’Eneide ed il protagonista è Enea, personaggio che appare alla fine dell’Iliade di Omero – ed Enea, uomo pio quanto volete, con Didone si comporta proprio da italiano medio!

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Didone è decisamente una tipa melodrammatica. Le sceneggiate napoletane devono essersi ispirate a lei. Certo che sua sorella Anna poteva anche consolarla con le parole di Raffaella Carrà:

trovi un altro più bello che problemi non ha.

Per Enea:

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Non fraintendete, amo la Letteratura, ma come si fa con gli amici più cari, oltre a coccolarli con il proprio affetto bisogna anche sfotterli. *faccia da diavoletto*
Ebbene potrei continuare all’infinito. L’Orlando furioso di Ludovico Ariosto è una precisa continuazione de L’Orlando Innamorato di Andrea Boiardo, che si era a sua volta ispirato al ciclo carolingio.
Oggi molte ragazzine scrivono storie con i loro cantanti e attori preferiti come protagonisti. Prima ancora che le crediate delle povere figlie malate, anche Angelo Poliziano e Ludovico Ariosto inserivano nelle loro opere personaggi ispirati a persone reali, spesso loro amici.
Non tutti sono capaci di scrivere fan fictions. Oltre a possedere le caratteristiche di uno scrittore, un fanwriter deve conoscere al meglio un mondo creato da una mente che non è la sua, e questa è una sfida. Come si entra nella mente di un’altra persona? Si bussa e si entra in punta di piedi, si chiede il permesso.

Ci immaginiamo una chiacchierata tra noi e lo scrittore.

“Che finale orrendo.”
“Be’ allora scrivilo tu.”
“Posso?”
“Nessuno te lo impedisce, a meno che io non sia George R.R. Martin o J.R. Ward. Se si tratta di noi no, non puoi, perché l’abbiamo proibito. Quindi se decidi di scriverle non potrai metterle su internet, ma farlo leggere solo al tuo gruppo di amici, al tuo gatto e al tuo postino.”

Già, degli scrittori – quelli che ho citato sono rispettivamente autori delle saghe Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco e La confraternita del pugnale nero – non vogliono che si scrivano fan fictions sulle loro opere. Paura che i loro personaggi vengano rovinati o paura che i fans si inventino espedienti migliori dei loro?

“Che libro bellissimo, non sarò mai alla tua altezza. Ma mi è venuta quest’idea… e se la scrivessi?”
“Fai pure.”
“E se quello che scrivo è brutto?”
“Il libro vero è il mio. Il mio libro sarà sempre la base autentica del mio mondo e dei miei personaggi.”

Le fan fictions sono un divertimento, un mezzo per sognare e per condividere, ed è un ottimo punto di partenza per chi si approccia alla scrittura per la prima volta. Ma c’è anche un’altra cosa: la soddisfazione più grande è inventare, scrivere, partendo dal nostro cuore e dalla nostra anima, in modo che i personaggi rappresentino il nostro cuore e la nostra anima. Se ispirarsi alle opere di qualcun altro può essere un punto di partenza, scavare dentro di noi è il punto d’arrivo. 

Come in libreria ci sono bei libri e brutti libri, ci sono belle e brutte fan fictions. Che alcune di esse, brutte già come fan fictions, si trasformino in altri, brutti libri, è un’altra, triste storia.

D’altronde, il lettore di oggi si merita di essere definito un ricercatore: di talenti, di belle storie, di momenti indimenticabili.
In questo link trovate tutte le informazioni sul mondo delle fan fictions.
Al prossimo post,

Arianna

Albion – Ombre ed intervista a Bianca Marconero

Benvenuti all’Albion!

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Eccoci qui, lettori, nel college più prestigioso che possa esserci, con l’ambiente più selezionato e gli studenti più speciali. Se siete qui, forse anche voi avete qualcosa da nascondere – o qualcosa che nascondete ma senza saperlo.

“Albion – ombre” è il secondo libro della pentalogia Albion, che narra le vicissitudini di adolescenti che scoprono di essere destinati a qualcosa di molto più grande di loro.

Perché in loro rivivono gli spiriti dei cavalieri della tavola rotonda. Non l’avete letto? Filate, smash, a leggerlo.

Perché non posso più trattenere il fiume in piena di parole che “Albion – Ombre sta facendo straripare. Un secondo libro è sempre una sfida. Non è mai, di solito, come ce lo aspettiamo: è un po’ di più o un po’ di meno. Tanto di più o tanto di meno.

Sono lieta di dirvi che in questo caso è tanto di più, e se avete apprezzato il primo libro non potrete non innamorarvi del secondo.

Avevamo lasciato i nostri ragazzi con la scoperta di qualcosa di leggendario.

Li troviamo, oggi, nel percorso di accettazione di essere loro stessi una leggenda.

«Tu non agisci come un re.»

«Perché non lo sono.»

Marco Arturo Cinquedraghi. Non è facile essere un re, se nessuno ti ha mai insegnato ad esserlo. Se fino a sei mesi fa non sapevi che cosa voleva dire fidarti davvero di qualcuno. E provare l’emozione divina di riconoscere d’esser voluto bene. Marco sa poche cose ma una è questa: non è un re. Non vuole esserlo. Non è nato per esserlo.

Per quello era nato Riccardo. Lui era giusto. Marco invece è la personificazione del concetto dell’errore, perché ne fa bizzeffe. Io, lettrice, a volte vorrei riempirlo di schiaffi, a volte abbracciarlo, a volte qualcosa di meno pudico ma… come darmi contro? Se guardi quella bocca a che cosa puoi pensare?

Helena di certo può capire questo stato d’animo. La dolce eppure combattiva Helena. Ho provato diversi sentimenti verso di lei, a un certo punto vera antipatia, ma mi è passata subito. Mi viene da definirla solo adorabile, perché comprendo a pieno, in determinate circostanze, i suoi comportamenti.

“Attenta a quello che desideri”, recitava un vecchio adagio, “perché potresti ottenerlo”.

Helena è, per natura o insegnamento, diffidente. Lo è stata con Marco dall’inizio, per motivi che sono andati solo irrobustendosi. Ed è teneramente commovente il modo in cui i suoi pensieri e il suo corpo si sciolgono al tocco inatteso ma desiderato di Marco. Anche se lui sbaglia sempre quel momento è davvero perfetto, ed io non ho potuto fare a meno di crogiolarmi nella dolcezza, nello stupore, nella felicità. Mi sono sentita proprio come Helena, ho vissuto un po’ della mia vita mischiata a quella di questa ragazza ed è stato bellissimo. Sapevo anche che l’idillio sarebbe presto finito, perché Marco non delude mai – deludendoci. Nel loro rapporto c’è qualcosa che stride, a volte è un gesso sulla lavagna, altre volte due pietre aguzze che danno vita a una scintilla. In entrambi i casi non si torna mai indietro. Perché Helena non si tiene mai dentro quanto il comportamento di Marco sia inopportuno ed immaturo, ed altrettante volte si tiene dentro quanto è grande il desiderio e l’altra cosa spaventosa che prova per lui. È sempre pronta a rimproverarlo, e Marco le dà sempre ragioni per farlo. Se solo Helena scavasse più a fondo… Marco ha buone intenzioni, ma non è compito di lei scavare: nemmeno io avrei scavato. Per una volta lui deve dimostrare chi è, anche se non ha scelto di esserlo.

Deve essere il re, e deve capirlo da solo.

Lance scoppiò a ridere in quel suo modo straordinario, che alleggeriva le cose e dava l’illusione che i problemi potessero svanire.

*sospira* *stracotta* *svenimento*

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Lance sa essere un’ancora di salvezza in tutto questo ed anche, per la prima volta, l’opposto: lo strumento ingannevole che ti fa affogare nell’abisso, ancora da svelare, ancora da comprendere davvero. Perché una commedia degli equivoci con un cocciuto come Marco provoca un grande disastro.

Soprattutto quando a presagirlo c’è lei.

Morgana.

Bellissima, ipnotica, sexy e furba.

Soprattutto ambigua. I misteri con lei non sono ancora risolti e forse ne sorgeranno altri. Per ora faccio un inchino alla sua magnifica presenza – straordinariamente caratterizzata pur restando insondabile – che ci ha riempito di dubbi, ci ha fatto fare supposizioni e ce l’ha fatta maledire e benedire. Non mi fido di lei, affatto. Ma non possiamo fare a meno di lei, quindi ci adatteremo.

Erek e Deacon? Sono fedeli a se stessi, strappano sorrisi con la loro leggerezza e la loro profondità: si può essere entrambe le cose, come accade anche con la fortissima Samira che è anche fragile – «morirai con gli occhi chiusi per non vederli tornare» –, due aspetti che coesistono, una moneta che nasconde una faccia per mostrare l’altra. E Bianca Marconero ha dato prova della sua invidiabile scrittura, che ho trovato migliore – di un livello altissimo, me la sento di definirlo perfetto – rispetto al primo libro. È cresciuta: lo stile essenziale e lineare che ho trovato in Albion si arricchisce, in Abion – Ombre, senza risultare pesante. Diventa, in certi punti, poetico. Diventa vestito indossato dai personaggi a misura perfetta. Diventa la loro voce. Diventa Albion in tutta la sua magica bellezza.

E la leggenda rivive.

Artù, Morgana, Lancillotto, Ginevra, Mago Merlino… sono loro e non sono loro. Sono soprattutto loro stessi. E questo farà la differenza.

Strano a dirsi, ma sono riuscita a rivedermi in tutti i personaggi, anche in quelli meno capiti dal pubblico dei lettori. Lance, per la sua capacità di controllo e calma apparente, anche se dentro di lui – lo si può sentire – ci sono viaggi e tempeste; Helena, con la tendenza all’autoprotezione per paura di essere ferita; Morgana, che si mostra come un mistero ancora da rivelare; Deacon, che vuole sempre che le cose vengano fatte per bene; Erek, che sa come salvarti e strapparti un sorriso; Samira, che nonostante i dolori passati sa sempre qual è la cosa giusta da fare (anche se non è detto che poi la faccia! :p). E Marco… be’, Marco è caratterialmente il mio opposto ed è il mio preferito per questo. Gli opposti si attraggono o chi si somiglia si piglia? Non avremo mai una risposta.

Non amo questa saga perché ci ho rivisto un po’ di me, o almeno non solo. Albion è come uno specchio magico: ti mostra quel che sei ma è anche un portale, una strada che ti porta alla scoperta di qualcosa di incredibile.

Quel che più mi resta dentro, quando do una possibilità a una storia, sono i personaggi. Ebbene non dimenticherò i personaggi di questa storia, perché ci sono stati davvero, e ci sono. Perché mi hanno toccato il cuore e lì vanno a finire tutte le cose che restano.

Sono lieta, quindi, di cominciare l’intervista con la nostra autrice! :3

Intervista a Bianca Marconero

  • Benvenuta, Bianca, nel mio posticino! :3 *Offre tè – earl grey, andiamo sul sicuro – e biscotti in piena atmosfera british* Grazie mille per essere qui ❤

 

Grazie, adoro il tè e sono felicissima del tuo invito. Mi scuso per il ritardo. Ma c’era traffico…

  • Cominciamo da te. Bianca Marconero. Chi è? È il tuo vero nome oppure il nome della vera parte di te?

Bella domanda! Pensandoci, non credo che sia la parte più vera, non è neppure “particolarmente” vera e di sicuro non mi ci riconosco. Bianca Marconero è una sorta di partizione del cervello che va per conto suo. Io e lei conviviamo in modo pacifico, sebbene siamo entrambe persuase che l’altra si prenda più tempo di quanto le spetti.

 

  • Perché scegliere uno pseudonimo? È un modo per proteggersi o per far sì che le proprie storie raggiungano le persone giuste, non condizionate da altri fattori?

Forse per molti è così. Per me si trattava di una scelta naturale. Ho sempre riconosciuto alle storie un’esistenza a prescindere da me. La stessa che si attribuisce, per esempio, a un figlio: dici che è “tuo”, ma non è che ne disponi o possiedi le sue scelte e il suo futuro. Forse per questo non metto il mio nome, mai, su nulla di quello che faccio. E sono, assolutamente, dell’avviso che l’opera venga prima dell’autore.

 

  • Sono innamorata del ciclo Bretone, di re Artù e i cavalieri della tavola rotonda. Mi chiedo: quando e come è scattata la scintilla? Ovvero, quali sono state le condizioni in cui hai pensato “devo scrivere una storia in cui i cavalieri della tavola rotonda non hanno mai smesso, in un certo senso, di vivere?”

C’è una certa deriva valoriale, siamo in crisi di ideali, ma resiste, per fortuna, il senso istintivo per separare ciò che è giusto, civicamente, da ciò che è sbagliato. Il ciclo bretone parla di protagonisti imperfetti ma, allo stesso tempo, pervasi da una perpetua tensione al miglioramento e fedeli a un’idea edificate dell’impresa, intesa come azione che dà un significato al nostro passaggio. Albion declina, in un contesto moderno, le imperfezioni, gli errori e la crescita. Confesso anche di aver subito il fascino del supereroismo latente della materia di Bretagna. Cioè Artù, Merlino, Morgana e Lancillotto potrebbero essere personaggi inventati da Stan Lee: sono i Fantastici Quattro, sono gli Avengers, sono I Guerrieri della Galassia. Sono un super-gruppo, ante litteram.

 

  • Quanto è importante avere un’idea chiara nella mente prima di scrivere? Secondo te è bene aspettare e delineare più dettagli, prima di scrivere, o seguire l’ispirazione e scrivere immediatamente?

Dipende dalle storie. Generalmente preferisco affrontare il foglio quando le cose si sono chiarite e sono già state scritte, più volte, nella mia testa.

 

  • Scrivi tutto di getto oppure ti aiuti con schemi e scalette?

Schemi e scalette sono la salvezza. Quando sono pronta a scrivere spesso lascio in sospeso le intro dei capitoli e le descrizioni ambientali. I dialoghi invece vengono costruiti intorno a una sola idea narrativa. Ti faccio un esempio pratico.
Tra qualche giorno dovrò lavorare a un capitolo fondamentale per Lance, che ruoterà intorno a questo appunto, scritto in forma di dialogo.

“fai bene e male al mio cuore, nello stesso modo e ti amo, per entrambe le cose. Sei il coraggio che mi manca. Vivi oltre i confini che io non so superare”

 

Qui c’è tutto quello che Lance dovrà ammettere, quello per cui Heidi non lo perdonerà,  ci sono le sue verità e i suoi sentimenti è c’è già il casus belli! Questo è il “seme” da cui si originerà la “pianta” del dialogo, ma anche l’unità narrativa del capitolo e infine il plot twist dei capitoli successivi.

 

  • Qual è il personaggio che nella stesura ti è più sfuggito dalle mani?

A turno, tutti! Le variazioni dell’agenda sono cosa comune. Limitandomi ai plot romantici ho litigato con Marco perché gli piaceva troppo Morgana; litigato con Helena perché avrebbe voluto togliersi qualche soddisfazione con Lance. E, a proposito di Lance, mi sono rassegnata ad ammettere che il bromance con Marco sia una sublimazione della sua latenza bisessuale.
Deacon è il personaggio più disciplinato. E questo è paradossale perché Deacon è matto.

 

  • Qual è stato il percorso di Albion per arrivare a Limited Edition?

È nato in seno alla Limited, ancor prima che la Limited esistesse. Quando arrivò il contratto con il distributore nazionale LEB aveva bisogno e urgenza di pubblicare qualcosa. Quello che hanno fatto sul primo Albion a livello editoriale e tipografico è stato un miracolo per la micro editoria.

  • «È bello scrivere perché riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare a una folla». A parlare è Cesare Pavese, il quattro maggio del 1946. Condividi questo pensiero? E tu, quando scrivi, a chi parli?

Con tutto il rispetto per Pavese, il piacere di “parlare alle folle” mi è del tutto precluso. Non ho mai parlato a un pubblico di adulti e sebbene non ci sia, generalmente, certezza del domani, voglio sbilanciarmi e dire che non accadrà mai. Non mi soffermo neppure sul fatto che qualcuno possa leggere quello che scrivo. So che succede, ne ho le prove, ma non ci penso. Tuttavia, ammetto che parlare da soli è il mio guilty pleasure. L’unico problema, squisitamente sociale, è che lo faccio senza accorgermene. E così capita che mio marito o mia figlia mi avvertano, richiamandomi all’ordine.
«Lo hai fatto»
«Cosa?»
«Quella cosa con le mani e con la bocca».

E io capisco al volo che ci sono ricaduta.

 

  • Albion è di genere Young Adult. Quali colleghe, che scrivono del tuo stesso genere, consiglieresti di leggere ai lettori dai gusti più difficili, per dimostrare che non è il genere a garantire la qualità ma il sentimento autentico che c’è dietro una storia?

Qui, scusami, ma glisso. Conosco molti autori che stimo, ma non vorrei si mettesse in dubbio l’obiettività della mia preferenza. Quindi, per stavolta, risparmio a me e ai bravi autori questo antipatico sospetto.

  • Non si smette mai di studiare, quando si scrivono storie?

Oh, no. Mai. La scrittura prevede la formazione permanete.

 

  • Hai scoperto tu la scrittura o è stata la scrittura a scoprire te?                                    Mi ha scoperto. È venuta da me. Si è presentata come soluzione al mio problema di orientamento nella vita. Ma era una soluzione fasulla. Non risolve il caos del mondo reale, lo moltiplica in un gioco di specchi, praticamente infinito.

 

  • In quali ore della giornata (o della notte) preferisci scrivere? Lo fai ogni giorno?

Scrivo ogni giorno, sì. E purtroppo non mi posso permettere il lusso di scegliere quando. Le cose importanti della vita si dispongono, occupano i loro slot, e, nel tempo che resta, si infila la scrittura.

 

  • Il lavoro di editing: come si fa a revisionare un romanzo?

Gran domanda, grazie. Io ho avuto degli editor e mi sono occupata di editare testi altrui. Mi sono fatta un’idea abbastanza precisa. Per farla breve bisogna considerare tre aspetti: psicologia, formazione e istinto. La “psicologia” di un editing produttivo prevede di istaurare un rapporto di fiducia. L’autore deve sentire che l’editor vuole bene alla storia, l’editor deve essere un coach della motivazione dell’autore e, mai, mai, mai minare la sua sicurezza. Nessun autore, in quella fase è sicuro di sé, nessuno si sente all’altezza. L’editor non è un maestro con la matita rossa, è l’amico pronto a passarti le soluzioni sotto banco, se sei in crisi. È il complice , è l’alleato.

Per quello che riguarda la formazione, l’editor deve essere un professionista della scrittura e lo scrittore deve riconoscere la sua “autorevolezza”.

Veniamo ora al terzo punto: l’istinto. Quello è come il coraggio, nessuno se lo può dare. L’istinto è come il senso di ragno di Spider-man, è quel formicolio che ti prende la nuca e ti obbliga a tornare indietro e rileggere. La cosa veramente difficile è razionalizzare l’istinto. È dare una forma concreta, logica accessibile a quel problema avvertito a fior di pelle e infine fornire all’autore una soluzione o una rosa di soluzioni. Ed è qui che molti editor cadono. Miseramente.
Mi è capitato recentemente di vedermi assegnato un editor che lavorando in modalità revisione, ogni tanto mi faceva trovare note con questi messaggi subliminali:  «????»
Ecco. I punti interrogativi, sono la cosa più mortificante, controproducente, spiazzante e aggiungo stupida che un editor può lasciare ai margini di un testo.
È mortificante perché sottintende che il tuo testo è in mano a una persona a cui manca il tempo ( o le motivazioni economiche) per strutturare un’obiezione; è controproducente perché l’autore va in crisi; è spiazzante come, in genere, la maleducazione, perché ci dovrebbe essere una “etichetta applicata all’editing” che sancisca in modo inequivocabile che «????» è da cafoni. Infine è stupida perché qualunque obiettivo ci sia dietro a (differente da quelli elencati) poco ma sicuro che non viene raggiunto. Il rapporto autore/editor non se ne avvantaggia; il testo non se ne avvantaggia; il progetto non se ne avvantaggia.
Quindi è definitivamente stupida.

 

  • Sai già come finirà Albion?

Direi di sì. E non vi piacerà.

 

  • Il genio della lampada ti mette a disposizione tre desideri, puoi chiedere qualunque cosa. Cosa chiedi?

Oh, miseria! Da grandi poteri, grandi responsabilità, dico bene? Quindi devono riguardare per forza il pianeta, l’umanità e le risorse.

  • Hai altri progetti in cantiere oltre alla saga di Albion?

Quello di smettere! E ti giuro che non scherzo. Porterò a casa questa saga, se tutto va bene nel 2018. Dopodiché continuerò a lavorare come Editor, a scrivere fiumi di storie di redenzione e formazione, ma se ho capito una cosa in questi tre anni, è che pubblicare non fa per me.

 

  • Qual è il personaggio a cui somigli di più?

Deacon. Come lui sono meno accomodante di come sembro, come lui sono intransigente, snob, megalomane e fondamentalmente insopportabile!

 

Alla bisessualità latente di Lance mi sono perduta.

La mia anima di fangirl è completamente andata.

 

Grazie ancora a Bianca per avermi dato l’opportunità di intervistarla e… correte a leggere Albion! *-*

Al prossimo post :3

 

Arianna

Questione di cuore di Carmen Bruni ed intervista all’autrice

Questione di cuore di Carmen Bruni

“Nella vita è tutta una questione di cuore”

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Questo è un post tutto rosa, ma anche un po’ azzurro, per coloro che appartengono al genere maschile ma non disdegnano un po’ romanticismo e fanno un tentavo – apprezzabile 😉 – di comprendere l’universo femminile nell’età in cui sboccia.

Giorgia ha ventitré anni, è vivace, energica, combattiva, ma soprattutto è innamorata dello stesso ragazzo da tempi immemori. E tutti sappiamo che peggio del fatto che lui non si accorga minimamente dell’esistenza della ragazza che gli muore dietro c’è solo una cosa: lui considera la ragazza che gli muore dietro una sorellina.

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Insomma, i cavalieri dell’Amor Cortese fanno un baffo alla protagonista di Questione di Cuore. Lei, però, sa bene come affrontare le situazioni e questa è una delle cose che ho apprezzato di più. Si rimbocca le maniche e vive. Vive più che può, al meglio delle sue possibilità. Soffre, ma sa essere felice anche con il cuore malmenato. Non si può vivere in funzione di qualcuno che non sia se stessi.

E chissà, magari qualcuno potrebbe rivalutare le sue posizioni…

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“Questione di cuore” è un libro di una dolcezza inaspettata ma soprattutto di realtà. Una ragazza che sa fare autoironia, che pensa alla sua realizzazione personale, alle amiche, al migliorarsi è quella protagonista che regala un sorriso ad ogni lettore.

E lui? Un sogno proibito per ogni sognatrice ma, attenzione, è un ragazzo normale che vorrebbe trovare un po’ di equilibrio, di pace, di gioia, perché non sempre le cose sono facili come ci hanno fatto credere, anche se hai un bell’aspetto.

Sapete, lettori, ho conosciuto Carmen diverso tempo fa. Anche lei scriveva sulla piattaforma di fan fiction e storie originali EFP e così, amando gli stessi personaggi, ci siamo incontrate sulla stessa strada.

Lo stile di scrittura è fresco e scorrevole. Lineare ed intenso nei punti di maggiore pathos. Romantico, sì, da far sospirare. Ma soprattutto ci regala una storia adorabile, in cui quel che sembra a volte non è, quel che non sembra a volte è. Inoltre, e qui capisco di essere una privilegiata, ho letto i lavori di Carmen anteriori alla scrittura di Questione di Cuore e posso dire che c’è stato un grandissimo miglioramento, perché solo mettendosi in gioco si può davvero crescere. E lei l’ha fatto. Mi riservo i particolari scottanti per quest’invito: leggete! *.*

“Senza l’ausilio degli occhi è tutto differente: le cose superflue si annullano e rimane solo quell’emozione unica che brucia nel petto. Il battito del cuore, l’estasi nei pensieri. D’altronde chi è che vede l’amore? Chi è che quando dà un bacio non chiude gli occhi?”

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Sono davvero contentissima di ospitare qui Carmen, vi va di conoscerla?

 

Intervista a Carmen Bruni

  • Ciao, Carmen, e benvenuta nel mio angolino di sogni! *-* La letteratura d’intrattenimento esiste da quando è nata la Letteratura di tutti i tempi: ti parlo dei Greci e dei Latini e poi con lo sviluppo di tutte le altre lingue occidentali. Che cosa diresti per combattere i pregiudizi che alcuni hanno nel leggere un libro che può essere catalogato sotto la dicitura “romanzo rosa”?

 

Più che dire qualcosa, gli farei una domanda: per quale motivo hai così tanti pregiudizi su un fattore – perché alla fine, nel genere rosa, è un fattore che prevale su tutto il resto – che fa parte della vita di ognuno di noi?

 

  • “Questione di cuore” è il tuo romanzo d’esordio. Com’è nata la storia della tua frizzante Giorgia?

 

È nata per caso, come nascono sempre le mie storie e i miei personaggi. Ero nel momento giusto, con le domande giuste e qualcosa da raccontare, ed ecco che è spuntata Giorgia.

 

  • Tu e Giorgia vi somigliate? Ti ispiri mai a persone che conosci nella vita per scrivere dei tuoi personaggi?

 

Sì, Giorgia mi somiglia molto, specie nei suoi momenti di paranoia. E sì, tendo a ispirarmi a persone che conosco nella vita reale in modo da mantenere un filo caratteriale più congruo.

 

  • Alessandro: misterioso, tormentato e affascinante. Hai scritto del tuo ragazzo ideale?

 

Potrebbe essere… Dài, dico la verità.  Al novanta percento Alessandro è il mio ragazzo ideale sia caratterialmente che esteticamente.

 

  • Non bisogna mai perdere la speranza: è questo il messaggio che vuole darci Giorgia?

 

Sì, oltre a: provare a ottenere le cose che si desiderano, non dare per scontato che debba andare tutto male e vivere, perché solo se provi e senti, se ti metti in gioco e sfidi, vivi davvero. E sei libera.

 

  • L’ispirazione è una dea che esige sacrifici o una tua cara compagna?

 

Siamo compagne affiatate!

 

  • Alessandro nasconde un segreto doloroso. Quando ti sei trovata a scriverne, qual è stato il tuo stato d’animo? Senti le emozioni come le sentono i tuoi personaggi?

 

Per fortuna non mi sono mai ritrovata nella situazione di Alessandro, ma mentre scrivevo il suo pezzo immaginavo cosa avrei provato al suo posto; quando c’è bisogno di far uscire le emozioni e certi tipi di pensieri devi per forza immedesimarti così che le reazioni siano più veritiere possibile.

 

  • Quando scrivi, lo fai di getto o pianifichi tutto?

 

Scrivo di getto.

 

 

  • Quanto è importante la figura dell’editor per te ed hai una lettrice fidata a cui fai leggere ciò che scrivi?

 

Io sono abituata a scrivere da sola, ad autocorreggermi di continuo, vado avanti e torno indietro, scrivo e riscrivo e soprattutto non pianifico nulla. In un certo senso conoscere già l’esito della storia o ciò che deve succedere capitolo per capitolo mi spegne l’ispirazione. Deve essere una continua sorpresa anche per me stessa. Con l’editor è tutta un’altra storia, è come se ci fosse un’altra te però molto più obiettiva, che ti fa ragionare su qualche scena o sulla qualità di un dialogo, ti smonta i personaggi e te li ricostruisce aggiungendo qualche pezzetto fondamentale che tu avevi dimenticato.  Ti dice se un pezzo non rende particolarmente bene e te lo fa riscrivere. Ti sprona, succhia via le tue negatività, ti esalta. È una figura importante e molto utile, più vicina a te di quanto tu possa immaginare, però ha una pecca: mi fa fare gli schemi dei capitoli con ciò che deve accadere! Pensa quando le dico: ops, io non so mai cosa deve accadere.

Ho un paio di lettrici fidate oltre a delle scrittrici amiche a cui faccio leggere le bozze.

 

  • Fare la scrittrice ed essere una scrittrice: che differenza c’è?

 

Si possono fare un mucchio di cose. Impegno, dedizione, determinazione e metodo sono fattori che ci aiutano spesso a riuscire in qualcosa. Tuttavia essere è ben diverso. È natura. Essere ci nasci. Non sono dei panni che cambi quando ti pare, è la tua stessa pelle. Sei anche senza impegno, e a volte, anche se non lo vuoi.

 

  • Un tempo scrivevi fan fiction sul sito di EFP, quei tempi sono stati importanti per te?

 

Molto importanti, direi fondamentali. In quell’ambiente carpisci tanti piccoli segreti per accattivare i lettori e comprendi cosa piace alla maggior parte di loro. Poi si fa pratica, affini l’abilità e ti confronti, quindi è perfetto.

 

  • Il fenomeno del self-publishing: perché un emergente dovrebbe cominciare così?

Per prima cosa io direi di iniziare dalle fan fiction, o comunque se non si vuole pubblicare su una piattaforma come EFP o Wattpad che si faccia tanta pratica, si sperimenti, si impari. Si deve avere rispetto per se stessi e poi per le persone che leggono, quindi che si pubblichi sempre qualcosa che, indipendente dalla trama e dalla struttura, sia almeno stato letto, riletto e corretto. (E lo dico perché se tornassi indietro, prima di pubblicare il mio libro, aspetterei due settimane in più e lo leggerei altre venti volte per gli errori che ci ho lasciato dentro). Detto questo, secondo me un emergente dovrebbe cominciare dal self-publishing perché è una buona opportunità per farsi notare dalle grandi CE ed è anche un modo per vedere l’indice di gradimento del prodotto tramite le classifiche. Poi è una bella esperienza e non è detto che si debba vedere per forza come un inizio per auspicare a qualcosa di meglio, potrebbe già essere il meglio, dipende dai punti di vista.

 

  • Tu, tra dieci anni: come sei, con chi e dove?                                                                                                                                                                                                              Fra dieci anni ho quarantadue anni… Mi vedo nella mia casa, seduta nel mio angolino libroso, con le occhiaie ma con la fantasia che mi scorre negli occhi. Invento ancora storie, do volti e linguaggi nuovi all’amore, vivo mille vite e sorrido da sola. Nella stanza accanto c’è l’uomo che amo che legge una favola al nostro bambino e aspetta pazientemente che la mia immaginazione si spenga per costruire un altro pezzetto della nostra vita imperfetta ma perfetta. Sono felice.

 

  • “Io penso, disse Anna sfilandosi un guanto, che se ci sono tanti ingegni quante teste, ci sono tanti generi d’amore quanti cuori.” Così scrive Lev Tolstoj nel suo “Anna Karenina”, e visto che il tuo romanzo si chiama questione di cuore… ;), condividi questa frase?

 

Condivido assolutamente. Non c’è mai un amore uguale all’altro.

 

  • Hai altre storie in cantiere?

 

483942 va bene come numero?

 

  • E se… e se non fosse stato Alessandro a partire, ma Giorgia?

 

Oddio… Perché mi hai detto questa cosa? Adesso scriverò un What if, lo sai, vero?

Ah, le fanfictioner che ci sono in noi, non si smentiranno mai!

 

Ancora grazie a Carmen per aver accettato di essere intervistata e per le bellissime risposte *.* Se vi state chiedendo cosa siano le fanfiction, arriverà un post a proposito!

Anzi, arriverà sicuramente, in modo che io possa vaneggiare al meglio *-*

(Anche un post sul perché i puffi sono blu sembra più entusiasmante di aprire quel libro – sempre blu ma molto più grande dei puffi – che devo studiare per il prossimo esame… *rolls* *aiuto* *salvatemi*)

 

Al prossimo post 🙂

 

Arianna