Mommy

“Mommy”, diretto dal giovanissimo e talentuoso Xavier Dolan, è un capolavoro della cinematografia dei nostri tempi. Quante volte avrò cominciato a scrivere questa recensione, cancellando e cancellando ancora. Forse nessuna parola potrà mai essere all’altezza della bellezza autentica di questo film, che colpisce come un coltello lanciato da un maestro d’armi.

Xavier Dolan è stato un maestro d’armi e “Mommy” letteralmente ci  trancia la carne: ne restiamo sorpresi ma poi, inevitabilmente, ci arrendiamo.

Vincitore del premio giuria al festival di Cannes nel 2014, è la storia di Steve, un ragazzo incontrollato e incontrollabile, con esplosioni di rabbia violenta e inconsapevole violenza. Sua madre, Diane, una quarantenne dalla bellezza matura con l’anima sfiorita dal dolore, si veste ancora come una ragazza degli anni ’90-inizio 2000 ed è sua accusatrice e suo difensore cocciuto, invincibile. Una timida vicina di casa dalle difficoltà di linguaggio si trova in mezzo a questa strana, spezzata famiglia, e partecipa alle loro gioie e ai loro dolori, ai loro sogni e ai loro improrogabili problemi. Xavier Dolan usa per tutto il film un’inquadratura stretta che mi ha tanto ricordato una finestra: anch’io sono stata una vicina di casa che, curiosa, guardava fuori, per seguire con gli occhi Diane e suo figlio Steve. L’inquadratura si estende solo in poche, significative scene, accompagnate da alcune delle colonne sonore più evocative dei nostri tempi. Conosciamo la storia di un figlio e una madre che sogna un avvenire d’oro per lui, il suo unico uomo: nessun altro potrà mai essere all’altezza di un rapporto come il loro, di un amore come il loro.

E attori bravissimi contribuiscono ad una perfetta riuscita dell’artificio del cinema, che fa sembrare vere le cose che non lo sono e rende più vere le cose che lo sono già, si tratta di Anne Dorval, Antoine Olivier Pilon e Suzanne Clément.

Ecco, non molto altro posso dire per non rovinarvi il finale e la visione completa del film, di una spontaneità incredibile, una recitazione degna d’adorazione e uno strazio da coltello rigirato e rigirato nel cuore.

Vi lascio con questa splendida scena.

Arianna ❤

Un trailer di parole

Leggete con questo brano in sottofondo alla scoperta di questa magia ❤

La stazione sotterranea, desolata e ricoperta da squallide piastrelle color crema, si riempì del rumore del treno.

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Anche oggi è lì, davanti alla solita panchina.

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Già allora il paesaggio era devastato da enormi squarci nel terreno, e un po’ ovunque abitazioni e capannoni erano crollati come castelli di sabbia.

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Mila si rigira nel letto: sono le tre del mattino e, da quando si è trasferita a vivere tra le Dolomiti, il suo sonno si interrompe sempre nel cuore della notte, prima di poter diventare profondo e ricco di sogni.

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Il lupo è il cuore della foresta.

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– Sono qui! Sono vivo! –

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Il bambino, accovacciato a ridosso della parete rocciosa, aveva la pelle d’oca e tremava.

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Non so perché i lupi mi abbiano accettata, la prima volta.

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Ho sentito le sue mani accarezzarmi e la sua voce chiamare nitido il mio nome.

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Era caduta la neve durante la notte.

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Oggi si tengono per mano e tutto va bene.

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Che sia un buon viaggio sotto la luna di questa notte.

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L’amore non crolla mai.

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Il cane scodinzolò e cominciò la discesa.

La gente applaude, qualcuno piange di gioia. Ma nessuno è felice quanto me.

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Da allora il cagnone andò ogni giorno a trovare i suoi amici.

Nel sonno sorrise e mormorò. «Grazie, Uh.»

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Nessun altro avrebbe sofferto, per quella notte.

– Ti chiami Buck – sentì dire al figlio, a bassa voce.

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Questo è il trailer di Buck e il terremoto. Sentimenti, amore canino e amore umano. Un dono a Natale e sempre. Con il patrocinio del comune di Amatrice, Accumuli e Milano, sta aspettando solo voi. I ricavati saranno dati alla croce rossa.

Grazie per essere qui e buone feste ❤

Arianna